Lo staff di Pro Natura Abruzzo

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giovedì 16 gennaio 2014

Comunicato del 16/01/2014 del Parco Nazionale della Majella. Lupo ucciso preso al laccio.

Le uccisioni di lupi si susseguono in Abruzzo. Questa volta vittima di un laccio è un lupo, trovato morto a Sant'Elia, nel Comune di Caramanico. I lupi vengono considerati pericolosi: ma questa è una falsa convinzione, frutto di antichi retaggi culturali e della scarsa conoscenza della specie. 
"Cappuccetto Rosso", "I tre porcellini", "Il Pierino" una fiaba russa Prokofiev, devono sempre confrontarsi con il lupo: e se si va sempre più indietro nel tempo non è possibile non ricordare la fiaba "Il lupo e l'agnello" di Fedro. Ma il lupo è cattivo solo nelle favole e il timore verso questo animale ha radici ancestrali e rappresenta la paura per ciò che non riusciamo a comprendere. Infatti il lupo è illusivo e misterioso per sua stessa natura, in realtà è il baluardo della fauna appenninica e non solo. 


Comunicato del 16/01/2014 del Parco Nazionale della Majella.


Lupo ucciso nel Parco Nazionale della Majella.

CARAMANICO TERME. SECONDO CASO DI LUPO PRESO AL LACCIO

Nei giorni scorsi, il personale del Parco Nazionale della Majella  impegnato nelle attività di monitoraggio intensivo sul lupo, avviate nell’ambito del Progetto WolfNet,  attraverso il controllo costante degli spostamenti e dei movimenti dei lupi dotati di collari GPS  ha rilevato una situazione anomala e si è di conseguenza immediatamente attivato, congiuntamente con il personale del CTA del Parco, nella ricerca, rinvenendone il corpo ormai senza vita. Purtroppo l’esemplare maschio di due anni e mezzo è rimasto vittima di un laccio a strangolo posizionato nella zona di Sant’Elia, nel Comune di Caramanico Terme. Il lupo non ha avuto alcuna possibilità di salvarsi poiché è rimasto intrappolato con il collo con conseguente strozzamento. Una morte sicuramente cruenta e non immediata nonostante gli inutili tentativi del lupo di liberarsi.L’uso del laccio a strangolo è un metodo di caccia illegale e non selettivo purtroppo molto diffuso in Abruzzo. Una diabolica trappola, in genere piazzata lungo i camminamenti abituali degli animali. Può colpire le zampe o il tronco, fatto più comune per cinghiali, cervi e caprioli,  oppure prendere il collo, portando alla morte per strangolamento. Ed è quello che purtroppo è accaduto in questo caso.“Un gesto che non resterà impunito” dichiara Oremo Di Nino, direttore del Parco. “Il Parco sporgerà denuncia verso ignoti e attiverà tutte le azioni utili affinchè il responsabile paghi per l’azione commessa. Il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato ha attivato le indagini, intensificando i controlli già assidui sul territorio. Ho chiesto una linea dura affinché questo crimine non resti impunito”.“La preoccupazione è grande soprattutto perché il territorio del Parco si contraddistingue per una importante popolazione di lupi e per la presenza di diversi individui di orso e questa vicenda getta un’ombra di paura sul loro futuro”. “Il Parco non resterà a guardare”, continua Di Nino “ho già dato disposizioni affinché vengano messi in campo tutti i sistemi di controllo del territorio, anche avvalendosi della tecnologia più innovativa, al fine di individuare il responsabile di questo reato” ed impedire che fatti di questo genere continuino ad accadere. Questo purtroppo è il secondo caso che si è registrato in poco tempo. Fortunatamente in precedenza il lupo è stato salvato. Questa volta non ha avuto via di scampo.

Appenino Patrimonio dell'UNESCO


L'Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo ha partecipato alla giornata di riflessione sui parchi nazionali che si è tenuta a Fontecchio (AQ) il 7 dicembre 2013. Qui di seguito il documento conclusivo di tale giornata nel quale, tra l'altro, si auspica l'inserimento del sistema parchi e delle aree protette abruzzesi nell'elenco dei monumenti naturali del mondo dell'UNESCO. 



Sicuri con la neve! 19 gennaio 2014.


SICURI CON LA NEVE! 19 gennaio 2014 - SICURI CON LA NEVE! Una giornata nazionale di sensibilizzazione e prevenzione degli incidenti tipici della stagione invernale, organizzata anche dal Cai. 

Tutti possono  partecipare gratuitamente Domenica 19 gennaio 2014, si terrà una giornata nazionale di sensibilizzazione e prevenzione degli incidenti tipici della stagione invernale; valanghe, scivolate su ghiaccio, ipotermia ed altro ancora saranno i temi d’interesse. La giornata nazionale 'SICURI CON LA NEVE' è parte del progetto d'insieme 'SICURI in MONTAGNA', per prevenire, in ogni stagione, gli incidenti invitando a frequentare la montagna in modo attento. Con il progetto SICURI in MONTAGNA, da oltre un decennio, il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, il Club Alpino Italiano con le  Scuole d’Alpinismo e Scialpinismo, le Commissioni e Scuole Centrali di Escursionismo, Alpinismo Giovanile, Fondoescursionismo, il Servizio Valanghe Italiano, la Società Alpinistica F.A.L.C., Enti ed
Amministrazioni che si occupano di montagna, promuovono queste iniziative che mirano alla prevenzione degli incidenti in montagna. La stagione invernale presenta dei rischi peculiari che sono messi in evidenza dagli incidenti che, purtroppo, di anno in anno si ripresentano; tutto ciò non interessa solo gli appassionati di sci alpinismo ma anche chi ama sciare in neve fresca, fare escursionisti con racchette, utilizzare moto slitte. Le lezioni e le dimostrazioni previste con tecnici e istruttori, aiutano la crescita personale e consapevole, estiva o invernale, imparando a conoscere meglio i pericoli oggettivi e soggettivi evidenziando come molti incidenti avvengono per impreparazione, imprudenza e perché si sottovaluta il rischio. Negli anni passati le giornate di SICURI CON LA NEVE hanno fatto registrare una preoccupante situazione che denuncia, inequivocabilmente, diffuse carenze a livello della preparazione personale, della valutazione del
rischio e dell’uso dell’attrezzatura d’auto soccorso; in questo senso risulta di fondamentale importanza far crescere la consapevolezza personale accompagnata da un indispensabile bagaglio tecnico. Per la sicurezza in montagna i divieti (che non possono intervenire dovunque e comunque) vanno affiancati da una riconosciuta azione di educazione permanente e dall'adozione di efficaci autoregole. Il 19 gennaio 2014, in varie località d'Italia, si darà vita a momenti di coinvolgimento aperti a tutti gli appassionati, sciatori ed
escursionisti, che desiderano ricevere informazioni o approfondire le proprie conoscenze sulla frequentazione in sicurezza della montagna innevata anche attraverso prove pratiche e dimostrative. L’invito alla partecipazione agli eventi del 19 gennaio è volutamente esteso anche ai giornalisti e agli operatori della comunicazione per divulgare un’informazione adeguata al tema ed efficace alla prevenzione degli incidenti. Di sicurezza in montagna e delle norme di comportamento basilari è sempre bene parlarne e riparlarne, per non abbassare mai la guardia e diffondere un'educazione sempre più capillare e mirata affinché un'esperienza
del tempo libero non si trasformi in un doloroso intervento del'soccorso alpino'. Per conoscere le iniziative in programma e le località interessate dalla manifestazione, basta consultare i siti web di riferimento che saranno
Per informazioni:
ABRUZZO - M. Pratello - Roccaraso = stand informativo - convegno
   Antonio Crocetta 346-5009564 - Luigi Caterina 340-4500617 -  cnsas.sasa.pres@pec.it

mercoledì 8 gennaio 2014

COMUNICATO STAMPA 07-01-2014 - Lupo morto a Poggio Picenze.

                COMUNICATO STAMPA 07-01-2014

E’ di oggi la notizia del ritrovamento di un esemplare di lupo maschio morto a Poggio Picenze (L’Aquila), in un campo nei pressi della zona industriale di Varranoni. Con molta probabilità l’animale è stato investito da un'auto nella notte.
Negli ultimi 6 mesi sono stati una decina i lupi morti sulle strade dell'Aquilano, e molti esemplari sono vittima anche di atti di bracconaggio nel Parco Nazionale d’Abruzzo e non solo.  Colpi di fucile,  lacci, trappole, rischiano  di decimare la popolazione di lupo appenninico.
Questo magnifico essere vivente, oggetto di tutela e protezione, viene ucciso perchè è considerato pericoloso per le greggi e per l’uomo. Tale falsa convinzione è  frutto di antichi retaggi culturali e della scarsa conoscenza della specie. Emblematiche sotto questo punto di vista sono le favole ed i racconti che hanno da sempre visto il lupo come l’ animale malvagio  per eccellenza.
“Cappuccetto Rosso”, “I tre porcellini” , il “Pierino” di una fiaba russa musicata da  Prokof'ev devono sempre confrontarsi con il lupo cattivo:  e se si va più indietro nel tempo non è possibile non ricordare la fiaba “il lupo e l’agnello” di Fedro.
Ma il lupo è cattivo solo nelle favole! Ed il timore verso questo animale ha radici ancestrali e rappresenta la paura per ciò che non riusciamo a comprendere. Infatti  il lupo, elusivo e misterioso per sua stessa natura,  è in realtà il baluardo della fauna appennica e non solo. Si riporta qui di seguito una riflessione sull’argomento del Prof. Mauro Furlani, Presidente della Federazione Nazionale Pro Natura.

Dott. Piera Lisa Di Felice
Coordinatore Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo

Il Lupo: presenza ingombrante o possibile risorsa?
Le numerose uccisioni di lupi che si susseguono in Italia, le ultime in Maremma, impongono una maggiore e più efficacie prevenzione e repressione di questi atti criminosi ma anche una riflessione sul fenomeno..
Questa specie, negli anni  ’80 era ridotto ad un centinaio di individui, lungo la dorsale appenninica, di nuclei sparsi e separati gli uni dagli altri.
Anche se probabilmente il numero all’epoca poteva risultare sottostimato, certo la sproporzione con il numero di cani vaganti, randagi e inselvatichiti era ed è anche tutt’oggi enorme. 
Un contributo importante per migliorare la situazione va accreditata all’operazione San Francesco, promosso  negli anni ’80 dal prof. Franco Tassi,  all’epoca Direttore del Parco d’Abruzzo. Questa operazione così efficace anche dal punto di vista mediatico è riuscita ad arginare il declino numerico e soprattutto a diffondere nella popolazione un’immagine positiva di questo predatore .
Al successo dell’espansione numerica e dell’areale del Lupo hanno contribuito la forte trasformazione antropica che ha spopolato le aree più impervie degli Appennini , e la grande plasticità ecologica e trofica della specie frutto anche di migliaia di anni di convivenza a contatto con l’uomo.
Paradossalmente sono stati gli stessi cacciatori, involontariamente, con  l’introduzione a fini venatori e la successiva grande diffusione, soprattutto di cinghiali, ma anche altri ungulati, a creare risorse trofiche altrimenti non disponibili.
In questi anni abbiamo seguito con molto interesse e grande soddisfazione questo evento naturale, sottovalutando la ricomparsa di antichi conflitti con le popolazioni residenti e soprattutto con gli allevatori che inevitabilmente subivano dei danni da questa presenza. Danni che si sono andati a sommare con ben altri problemi a cui il mondo della pastorizia ha dovuto affrontare. Dunque chi meglio del Lupo poteva essere usato come capro espiatorio di una situazione già difficile?
A ciò si aggiunga il fatto che spesso i danni imputati ai lupi sono riconducibili anche a troppi cani vaganti e spesso anche agli ibridi che costituiscono una seria minaccia per le popolazioni di Lupi presenti. Cani vaganti e ibridi, entrambe facce dello stesso problema, la cui complessità è stata sottovalutata.
Allo stato attuale da dove cominciare per affrontare una situazione nuova? Non più quella di adottare strategie per salvaguardare una popolazione al limite dell’estinzione, ma al contrario di gestire una specie in espansione e che inevitabilmente incrementa il conflitto con gli operatori nel territorio.
Da questo punto di vista non si parte da zero. Numerose esperienze, anche con un certo grado di successo sono state sperimentate e altri progetti sono in fase di sperimentazione: da quelle di far uso di cani di guardiania, selezionati ed addestrati allo scopo, a quelli di aiutare economicamente gli allevatori ad allestire allevamenti con strutture di protezione efficaci. Utile potrebbe anche essere quello di rivalutare i prodotti, carni, formaggi ecc. provenienti da aree di accertata presenza di Lupo.
Se prevalesse la sola componente emotiva, così come appare, e non facessimo uno sforzo per un approccio laico e razionale, probabilmente non riusciremo a limitare le uccisioni così come purtroppo sta oggi accadendo.
La gestione del Lupo non può prescindere dal difficile quanto inevitabilmente tentativo di dialogo almeno con quella parte del mondo della pastorizia meno preclusa da pregiudizi e ostilità.
A nostro parere appare inefficace come unica arma di contrasto, quella di affidare alla semplice repressione dei crimini di uccisione di lupi. Sarebbe strategicamente perdente, come in certe realtà sta accadendo, lasciare la questione in mano allo schiamazzo populista di alcuni improvvisati politicanti i quali cercano di cavalcare il malcontento in cambio di qualche meschino interesse personale.
Altrettanto controproducente sarebbe esorcizzare il problema relegandolo alla sola sfera etica.
Le normative internazionali le leggi nazionali impongono giustamente di considerare il Lupo una specie prioritaria. Affrontare  il problema significa non relegarlo al rapporto lupo-pastore ma affrontarlo anche dal punto di vista economico. Dovrà essere l’intera società a farsi carico, anche economicamente, di una specie che giustamente, per il valore scientifico, ecologico e simbolico, è di grande importanza anche per l’intera collettività. Per questo i danni da esso causati dovranno essere rapidamente accertati e risarciti, così come dovranno essere incentivate tutte quelle strategie efficaci, non cruente, per limitare i danni.

Prof. Mauro Furlani, presidente Federazione nazionale Pro Natura                                                                

lunedì 6 gennaio 2014

Il Lupo: presenza ingombrante o possibile risorsa?

Il Lupo: presenza ingombrante o possibile risorsa?

Le numerose uccisioni di lupi che si susseguono in Italia, le ultime in Maremma, impongono una maggiore e più efficacie prevenzione e repressione di questi atti criminosi ma anche una riflessione sul fenomeno..
Questa specie, negli anni  ’80 era ridotto ad un centinaio di individui, lungo la dorsale appenninica, di nuclei sparsi e separati gli uni dagli altri.
Anche se probabilmente il numero all’epoca poteva risultare sottostimato, certo la sproporzione con il numero di cani vaganti, randagi e inselvatichiti era ed è anche tutt’oggi enorme. 
Un contributo importante per migliorare la situazione va accreditata all’operazione San Francesco, promosso  negli anni ’80 dal prof. Franco Tassi,  all’epoca Direttore del Parco d’Abruzzo. Questa operazione così efficace anche dal punto di vista mediatico è riuscita ad arginare il declino numerico e soprattutto a diffondere nella popolazione un’immagine positiva di questo predatore .
Al successo dell’espansione numerica e dell’areale del Lupo hanno contribuito la forte trasformazione antropica che ha spopolato le aree più impervie degli Appennini , e la grande plasticità ecologica e trofica della specie frutto anche di migliaia di anni di convivenza a contatto con l’uomo.
Paradossalmente sono stati gli stessi cacciatori, involontariamente, con  l’introduzione a fini venatori e la successiva grande diffusione, soprattutto di cinghiali, ma anche altri ungulati, a creare risorse trofiche altrimenti non disponibili.
In questi anni abbiamo seguito con molto interesse e grande soddisfazione questo evento naturale, sottovalutando la ricomparsa di antichi conflitti con le popolazioni residenti e soprattutto con gli allevatori che inevitabilmente subivano dei danni da questa presenza. Danni che si sono andati a sommare con ben altri problemi a cui il mondo della pastorizia ha dovuto affrontare. Dunque chi meglio del Lupo poteva essere usato come capro espiatorio di una situazione già difficile?
A ciò si aggiunga il fatto che spesso i danni imputati ai lupi sono riconducibili anche a troppi cani vaganti e spesso anche agli ibridi che costituiscono una seria minaccia per le popolazioni di Lupi presenti. Cani vaganti e ibridi, entrambe facce dello stesso problema, la cui complessità è stata sottovalutata.
Allo stato attuale da dove cominciare per affrontare una situazione nuova? Non più quella di adottare strategie per salvaguardare una popolazione al limite dell’estinzione, ma al contrario di gestire una specie in espansione e che inevitabilmente incrementa il conflitto con gli operatori nel territorio.
Da questo punto di vista non si parte da zero. Numerose esperienze, anche con un certo grado di successo sono state sperimentate e altri progetti sono in fase di sperimentazione: da quelle di far uso di cani di guardiania, selezionati ed addestrati allo scopo, a quelli di aiutare economicamente gli allevatori ad allestire allevamenti con strutture di protezione efficaci. Utile potrebbe anche essere quello di rivalutare i prodotti, carni, formaggi ecc. provenienti da aree di accertata presenza di Lupo.
Se prevalesse la sola componente emotiva, così come appare, e non facessimo uno sforzo per un approccio laico e razionale, probabilmente non riusciremo a limitare le uccisioni così come purtroppo sta oggi accadendo.
La gestione del Lupo non può prescindere dal difficile quanto inevitabilmente tentativo di dialogo almeno con quella parte del mondo della pastorizia meno preclusa da pregiudizi e ostilità.
A nostro parere appare inefficace come unica arma di contrasto, quella di affidare alla semplice repressione dei crimini di uccisione di lupi. Sarebbe strategicamente perdente, come in certe realtà sta accadendo, lasciare la questione in mano allo schiamazzo populista di alcuni improvvisati politicanti i quali cercano di cavalcare il malcontento in cambio di qualche meschino interesse personale.
Altrettanto controproducente sarebbe esorcizzare il problema relegandolo alla sola sfera etica.
Le normative internazionali le leggi nazionali impongono giustamente di considerare il Lupo una specie prioritaria. Affrontare  il problema significa non relegarlo al rapporto lupo-pastore ma affrontarlo anche dal punto di vista economico. Dovrà essere l’intera società a farsi carico, anche economicamente, di una specie che giustamente, per il valore scientifico, ecologico e simbolico, è di grande importanza anche per l’intera collettività. Per questo i danni da esso causati dovranno essere rapidamente accertati e risarciti, così come dovranno essere incentivate tutte quelle strategie efficaci, non cruente, per limitare i danni.


Mauro Furlani, presidente Federazione nazionale Pro Natura